Israele, day 3: Betlemme, il muro, Banksy, il Giordano e Gerico

Adnam è in anticipo: lo vedo dalla finestra mentre a dieci alle 9 finisce di pulire i vetri del taxi. Partiamo in direzione Betlemme passando dai check point. Un enorme pannello rosso avverte che per gli i cittadini di Israele l’ingresso è vietato: pericoloso per la vita e contro la legge israeliana. Sulle targhe la scritta IL di Israele lascia spazio alla P di Palestina.

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Qui c’è tanta gente e c’è poco lavoro: non stupitevi se sono più i garage per la riparazione delle auto che i negozi e le attività di altro genere. La popolazione aumenta ogni anno, ragazze e ragazzi studiano anche se sanno che non troveranno il lavoro per cui hanno studiato. Ma non vogliono essere ‘no man’ mi spiega Adnam. Così, dopo l’università, comprano un’auto e fanno i taxisti. E i garage servono a loro.
Qui la vita costa la metà tanto che a fine giornata Adnam riempirà l’auto di sacchetti di frutta e verdura al mercato di Gerico: la spesa di una settimana a metà prezzo oltre che di provenienza locale. Io comprerò una scatola di datteri succulenti raccolti qui pregiudicando in modo irreparabile il limite di 20 chili della mia valigia. Ma sono sicura che ne verrà la pena. Con Adnam parliamo dei problemi tra Palestina e Israele. La sua analisi è sintetica ed efficace: il problema non sono le persone, il problema è che tutti uccidono in nome di Dio e lo hanno sempre fatto, non importa per quale Dio.

Betlemme vive attorno al turismo religioso soprattutto per sei mesi all’anno. Nella piazza principale c’è la Basilica della Natività ma spicca anche un minareto. Qui l’atmosfera è distesa, le religioni vivono in pace e nel rispetto reciproco. La stessa Chiesa della Natività è tripartita: cattolici, armeni e ortodossi.

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La nostra guida, un amico di Adnam, è un cristiano ortodosso, ma è grazie a un suo amico sacerdote della parte armena della chiesa che riusciamo a infilarci tra una messa e l’altra nella grotta dove una stella a 14 punte indica il punto in cui nacque Gesù. Una donna si inginocchia, tocca e bacia il luogo in cui sarebbe nato Cristo e alzandosi ha il volto rigato di lacrime.

È la nostra guida, all’uscita, a spiegarci cosa significano le cinque croci che vediamo praticamente ovunque. Le due croci piccole in alto sono le mani di Cristo, le due piccole in basso i suoi piedi e la quinta croce, quella grande che contiene le altre, è il costato. È il simbolo della crocifissione. Sempre lui ci racconta cosa si intende per Terra Santa: Bethlemme, Nazateth e Gerusalemme, i luoghi in cui Gesù è nato, cresciuto e morto.

Poi ci porta in un negozio di artigianato dove lavorano il legno di ulivo: siamo costretti a spiegare al proprietario che 70 dollari per una forchetta e un cucchiaio di legno sono uno sproposito. Rilancia a 40, come vuole il modo di qui di fare affari. Ma declino con quel poco di cortesia che mi è rimasta. Giusto per avere un’idea al suk di Gerusalemme costano 14 dollari. Spiego la vicenda ad Adnam: gli racconto degli ulivi in Italia, di quelli del lago di Como, dell’olio di Perledo e di quanto abbia trovato spropositati quei 70 dollari.

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Betlemme è anche una parte del muro di 800 chilometri costruito da Israele per proteggersi. Qui è arrivato Bansky e la sua fama di artista e writer ha dato un taglio alternativo al turismo: l’arte come strumento di protesta. Ha dipinto su parte del muro e in alcune zone della città, tra cui il retro di un garage. Poi è partita l’emulazione e in tanti prendono pennello e pittura per contribuire a lanciare messaggi con l’arte. Lui ha pure aperto un hotel, The wallett off: pare che solo una camera abbia la vista, il nome fa il verso alla catena Waldorf Hotel. Passiamo dai disegni più a tema e popolari: Trump e la sua Trump Tower sono oggetto di satira a fumetti. Un nuovo muro di Berlino, ma destinato a non cadere.

Scendendo a sud passiamo nei punti del deserto prima alla stessa altezza del mare e poi in discesa, fino agli oltre meno 400 metri del Mar Morto.

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Il taxi di Adnam è registrato quindi possiamo attraversare in scioltezza il check point che porta al Giordano, là dove Gesù è stato battezzato. Per arrivarci passiamo in un corridoio di terra, giusto una corsia, a destra e a sinistra il filo spinato e i cartelli che avvertono della presenza delle mine antiuomo, pericolosi lasciti di antichi conflitti.

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Al Giordano si replica il rito del battesimo con i pellegrini americani in candida veste e, sotto, l’abbigliamento della giornata: entrano nelle torbide acque del fiume. Il sacerdote guida i fedeli. Canti e danze, poi foto di gruppo a imperituro ricordo in vendita a fine giornata. È la parte business quella che amo meno. Più sobrie le comitive cattoliche italiane.

La giornata termina a Gerico (che in arabo significa città profumata, per le essenze che qui attorno emanavano il loro profumo), dove pranziamo in un ristorante di amici di Adnam. Volgiamo lo sguardo in alto al Monte delle Tentazioni e poi andiamo al mercato a fare la spesa perchè qui attorno, grazie alle sorgenti e all'irrigazione, il deserto lascia spazio a piantagioni e coltivazioni.

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L'ultima sosta è all'albero, ormai enorme, del sicomoro su cui salì Zaccheo per vedere Gesù.

Se volete contattare Adnam mandategli un messaggio in inglese su questo numero whatsapp +972 52 7027985: ve lo consiglio, persona squisita e di grande cultura! Ditegli pure che avete avuto il suo numero da Laura.

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