Israele: cinque buoni motivi per visitare Gerusalemme

Ecco in sintesi cinque buoni motivi per visitare Gerusalemme. Ce ne sono molti altri, naturalmente, ma credo che questi siano i luoghi/momenti top ovvero lo sono stati per noi di Pennaevaligia.

1 - Vivere lo Shabbat a Gerusalemme

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Arrivare Gerusalemme di Shabbat è un’esperienza da vivere innanzitutto perchè “obbliga” a fare i conti con la mancanza di trasporti pubblici sin dalle prime ore del pomeriggio del venerdì, quindi è necessario prendere uno sherut per attivare in città. Poi perché le strade pian piano di svuotano dai mezzi di trasporto e si riempiono di persone che camminano a coppie, in gruppo, in famiglie… per raggiungere il Muro del Pianto. Quindi perché il quartiere ebraico si anima di fedeli, ebrei non solo israeliani ma provenienti da tutto il mondo, che confluiscono al Kotel per pregare. Se poi decidete di alloggiare come noi all’Abraham Hostel potrete anche vivere l’esperienza della cena del venerdì insieme ad altri viaggiatori da tutto il mondo. Infine il sabato mattina scoprirete una città completamente vuota, che stenterete a riconoscere la domenica mattina quando tornerà ad animarsi.

2- Pregare al Muro del Pianto, luogo sacro per gli Ebrei

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Chiamato anche Kotel, il Muro del Pianto, luogo sacro dell’Ebraismo, è quel che resta del muro di contenimento del secondo tempio. Il primo tempio venne completato nel 957 avanti Cristo dal re Salomone figlio di Davide e venne distrutto nel 586 avanti Cristo. Il secondo tempio venne ricostruito nel 51 avanti Cristo, devastato da Tito nel 70 dopo Cristo: quel che resta è il Muro occidentale o Muro del Pianto. E’ diviso in due sezioni, una per le donne e una per gli uomini: i fedeli scrivono e infilano nelle fessure le loro preghiere per Dio. Qui gli Ebrei piangono la distruzione del tempo e la diaspora.

3 - Ammirare la Cupola della Roccia, luogo sacri per i Musulmani

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Sopra il Muro del Pianto c’è il Monte del Tempio su cui sorgono la Cupola della Roccia e la Mosche Al Aqsa: due loghi sacri questa volta per i Musulmani. L’accesso è strettamente regolamentato (due brevi fasce orarie, una al mattino e una al pomeriggio, dalla domenica al giovedì), con code interminabili e severe disposizioni in ordine all’abbigliamento e alla sicurezza. Quel che colpisce è la Cupola della Roccia, una profusione di oro baciato dal sole e bellissimi mosaici, ma anche per la sua storia: è venerata dai Musulmani per via della roccia conservata all’interno da cui Maometto avrebbe intrapreso il suo viaggio verso il cielo, che sarebbe la stessa roccia dove Abramo stava per sacrificare Isacco prima di essere fermato da Dio, quindi è importante anche per Ebrei e Cristiani.

4 - Percorrere la Via Dolorosa, sulle tracce di Gesù

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Gerusalemme è città sacra anche per i Cristiani. Tra i luoghi simbolo la Basilica del Santo sepolcro (code interminabili), la cupola dell’Ascensione e il giardino dei Getsemani. Ma a me piace di più la Via Dolorosa. C’è chi la percorre in pellegrinaggio scandendo il rosario e chi, come noi, scopre le stazioni un po’ alla volta, partendo dalla porta dei Leoni e individuando nell’architettura, sulle porte e da altri dettagli all’interno della città vecchia di Gerusalemme i luoghi simbolo della Via Crucis di Gesù.

5 - Visitare lo Yad Vashem: il Museo dell’Olocausto, per non dimenticare

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Un posto e un nome, da Isaia 56:5: “ed io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome (Yad Vashem) darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”. Questo è Yad Vashem, il Museo dell’Olocausto. Nella sala dei nomi tre milioni e mezzo di fogli di testimonianza, la storia di tre milioni e mezzo di persone, ricostruite attraverso i ricordi di chi li ha conosciuti e ha saputo qualcosa delle loro vite e della loro fine. C’è ancora spazio, perché la ricerca continua. Andateci al Museo dell’Olocausto, per i sei milioni di ebrei morti, per il milione e mezzo di bambini uccisi, per ogni pianta nel giardino dei giusti delle nazioni (molti gli italiani), per la lista di Schindler che è conservata qui, ma soprattutto per quanti continuano a credere che la Shoah sia un’invenzione.

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