Terra Santa, istruzioni per l’uso: volo, alloggio e quel che c’è da sapere per viverla al meglio (di Barbara Garavaglia*)

Che cosa attraeva me e mio marito, quando abbiamo pensato di andare in Terra Santa e a Gerusalemme? Indubbiamente l’aspetto religioso, oltre a quello culturale. Abbiamo avuto modo, grazie ad alcuni amici, di pensare a questo viaggio senza essere legati a un gruppo costituito, con un programma rigido. In questa pagina le informazioni per sapere come arrivare, dove dormire (strutture religiose e ostelli) e come muoversi, ma soprattutto quel che c'è da sapere per vivere al meglio una città fuori dall'ordinario.

Religione, cultura, ambiente naturale: una città, continue scoperte

© Barbara GaravagliaIn quasi due anni siamo volati in Israele – con una compagnia low cost Easy Jet da Milano Malpensa a Tel Aviv – tre volte, con i ragazzi al seguito, affascinati da questa terra ricca di storia, colorata, profumata e contraddittoria. Senza seguire i criteri della scienza e della geografia, le antiche rappresentazioni ponevano Gerusalemme al centro del mondo. Visitare la Città Santa, ancora oggi, è visitare il “centro del mondo”, accostarsi a un crocevia di popoli e di culture, vedere una stratificazione di esperienze che ha pochi paragoni.

I nostri viaggi sono stati modulati sulle esigenze di tutti e abbiamo trovato molte occasioni e luoghi adatti per i più giovani (maggiori informazioni a questo articolo). In una settimana di permanenza si può stilare un fitto calendario di escursioni e visite, però per me e la mia famiglia è stato importante mantenere un ritmo abbastanza lento. Abbiamo messo in nota una sola gita che ci ha impegnato per l’intera giornata.

Viaggiare da soli, utilizzando anche i mezzi pubblici o i taxi collettivi (sherut), camminare per le strade, di giorno e di sera, ci ha permesso di apprezzare questi luoghi così carichi di significato e di storia. Importante è stato poi parlare con chi opera, studia e chi vive in Israele.

Il programma di viaggio per una settimana

© Barbara GaravagliaPrimo giorno. Consiglio di volare con il primo aereo del mattino, che parte intorno alle 7 da Malpensa, così da essere nel primo pomeriggio a Gerusalemme. Appena arrivati, cosa c’è di meglio di immergersi subito nella nuova realtà, compiendo un primo giro nel cuore della Città Vecchia? Se si arriva di pomeriggio possono bastare un paio d’ore per percorrere le strette vie del centro, entrare nel Santo Sepolcro e poi percorrere il Cardo e arrivare al Muro Occidentale.
Secondo giorno. Gerusalemme. Visita al Museo di Terra Santa, alla chiesa della Dormizione, al Cenacolo. È possibile, usciti dalla porta di Sion, raggiungere il cimitero cristiano, dove c’è la tomba di Oskar Schindler (non ben segnalata). Nel pomeriggio visita alla Città di Davide.
Terzo giorno. Gita a Masada (sopra), Mar Morto, Ein Gedi.
© Barbara GaravagliaQuarto giorno. Yad Vashem, mercato Ben Yehuda, chiesa di san Giacomo degli Armeni, quartiere arabo.
Quinto giorno. Museo della Torre di Davide, muro occidentale e Spianata delle moschee. Per il pomeriggio, salita sul monte degli Ulivi (si può salire in taxi all’edicola della Ascensione e scendere sino alla basilica delle Nazioni con l’orto degli Ulivi a piedi), chiesa della Tomba di Maria.
Sesto giorno. Betlemme. Gerusalemme: chiesa di sant’Anna, Via Dolorosa, Santo Sepolcro, Cardo, suk, uscita dalla Porta di Damasco.
Settimo giorno. Mamilla, Jaffa Street. Rientro in aereoporto.
Se il soggiorno fosse più lungo, non mancate di raggiungere la Galilea, con il lago di Tiberiade (sopra), il monte delle Beatitudini, Nazareth.
Nota 2016: sono in corso restauri al Sepolcro (Gerusalemme) e alla Basilica della Natività (Betlemme) ma sono entrambi accessibili.

Un alloggio all’insegna della semplicità

Abbiamo abitato a Gerusalemme in una struttura religiosa (la casa dei frati cappuccini: info gerusalemme@ofm.cap.org), molto curata, ma semplice, posta in un quartiere residenziale, attualmente abitato quasi esclusivamente da ebrei. Una casa distante circa venti minuti a piedi dal Santo Sepolcro. La presenza dei frati che vivono a Gerusalemme, vi studiano e la conoscono ci ha permesso di apprezzare molti aspetti di questa città, oltre che di altre zone di Israele e di Palestina. I cappuccini ci hanno anche accompagnato in alcune visite, offrendoci spiegazioni utili al nostro accrescimento culturale e spirituale.

Altri indirizzi utili sono:
- The Post Hoste
- Jerusalem’s Abraham Hostel
- Jerusalem International YMCA

Gerusalemme: Città Santa e variegata

© Barbara GaravagliaGerusalemme è una città dai molti volti: è città moderna ed è città antica. Attorno alla città c’è il deserto roccioso, ma ci sono anche i boschi; al di sopra, un cielo azzurro intenso e una luce particolare che indora la pietra di cui moltissimi edifici e le mura sono costituiti. Con i figli – che hanno visitato la Terra Santa per la prima volta rispettivamente a 7 e 10 anni – abbiamo girato Gerusalemme in ore diverse del giorno, cogliendone sfumature diverse.

Gerusalemme è la Città Santa: non significa che sia una città che strabordi di preti e monaci, di rabbi e di santoni. Però l’aspetto religioso è evidente: è un “abito” che la contraddistingue. Basti banalmente osservare l’andamento del traffico. Arterie solitamente ingolfate di auto sono in pratica deserte nel giorno dello shabbat, il sabato, cioè dallo spuntare della prima stella del venerdì sera sino al giorno successivo. Anche bar e locali nella centralissima galleria Mamilla, piuttosto che nella moderna Jaffa Street, abbassano le serrande per rispetto del riposo.

© Barbara GaravagliaÈ la Città Santa nella quale si incontrano molti ebrei originari dell’Est Europa, che a tutt’oggi indossano capi di vestiario particolari. Vi si incrociano religiosi di diverse confessioni cristiane. Nell’aria, oltre allo scampanio delle campane delle chiese, risuonano i richiami alla preghiera diffusi dai minareti. È la Città Santa in cui si può essere sconvolti nell’osservare il modo di pregare che altre confessioni religiose, che uomini e donne provenienti da altre culture, hanno. Come non essere colpiti dalle suore ortodosse che si prostrano sui pavimenti della chiesa del Santo Sepolcro? Come non restare stupiti dalla preghiera che coinvolge tutto il corpo degli ebrei al muro occidentale? Come si prega a Gerusalemme? Con la voce e con il corpo, con il canto e con la danza. Tra candele che illuminano antri bui e cappelloni di pelo che ondeggiano ritmicamente.

La Terra Santa è anche questo. Anche questo variegato modo di pregare, che può spiazzare chi arriva da chiese nelle quali ci si irrigidisce al momento dello scambio della pace. Invece qui c’è il bisogno di toccare: toccare le pietre, baciarle, portare con sé qualcosa di questa santità sfregando un panno, un’immagine sacra, un oggetto religioso. Pregare cantando, ripetendo litanie, prostrandosi a terra.

Un aspetto fondamentale: la sicurezza

Un altro aspetto che colpisce, soprattutto la prima volta che si giunge in Israele, è la presenza di militari in divisa. La sicurezza è fondamentale e a Gerusalemme occorre prestare attenzione riguardo alle zone che è possibile frequentare e visitare. Ci sono periodi in cui, per esempio, non è consigliabile passare per la porta di Damasco, e non ci si deve stupire se l’accesso alla spianata delle moschee non è sempre possibile.

Noi abbiamo comunque visitato ampie zone della città senza problemi, ma è sempre necessario informarsi della situazione contingente. Non dimenticatevi i documenti, portateli sempre con voi: per visitare alcuni luoghi, come il muro Occidentale, è necessario varcare un checkpoint.

Scarpe comode ai piedi, abbigliamento consono, tanta voglia di scoprire, rispetto per le persone e per i luoghi: il viaggio si può fare. Aggiungiamo anche una buona dose di pazienza (controlli prolungati, eventuali cambiamenti di programma e di itinerario, il traffico… sono elementi di cui tener conto).

Il clima: quel che c’è da sapere

Gerusalemme è una città posta a circa 700 metri di quota. Calda nelle ore centrali del giorno nei mesi primaverili ed estivi, al mattino e alla sera è fresca ed è utile aver sempre con sé una felpa. In autunno e in inverno può far freddo. E persino nevicare.

Sapori: non perdete la spremuta di melagrama e il pollo impanato e fritto

© Barbara GaravagliaNon sono la persona più adatta a fornire suggerimenti per quanto riguarda il cibo. Ma val la pena di assaggiare una buona spremuta di melagrana oppure di arancia in una delle bancarelle che si trovano per strada. Ottimo il pane che si può acquistare sia per strada (usa ancora tastare i prodotti…) oppure nei forni. Buonissime le focacce e le pizze. Anche i gelati, forse un po’ troppo dolci, sono ottimi spuntini. Abbiamo assaggiato pasticcini e biscotti assai gustosi nel quartiere ebraico. E i miei figli al mercato hanno mangiato con gusto carne di pollo impanata e fritta.

Consigli di lettura

Ecco un breve elenco di libri, che ho letto in occasione delle visite in Terra Santa. Il primo è di Franco Cardini, Gerusalemme. Una storia (Mulino, 2012), interessante per districarsi un poco nel passato, e non solo, di questi luoghi.

Selma Lagerlof nel romanzo Jerusalem (Iperborea, 1997) racconta un’avventura unica, ovvero quella degli abitanti di un villaggio svedese che, a fine Ottocento, si traferiscono a Gerusalemme, unendosi a un gruppo protestante americano.

Di altro tenore, il romanzo di David Grossman, A un cerbiatto somiglia il mio amore, (Mondadori, 2008), che permette di entrare nel dramma dell’amore per i propri figli e nel clima di tensione, di dolore, di lacerazione che le guerre creano in Israele.

Drammatico il romanzo di Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev (Garzanti, 1972), che ha come protagonista un giovane ebreo con il dono della pittura che si scontra con le tradizioni famigliari.

Famiglia e identità protagoniste anche nel libro di Lizzie Doron, L’inizio di qualcosa di bello (Giuntina, 2014).

Gerusalemme e Tel Aviv sono lo sfondo dell'ultimo bellissimo romanzo di Zeruya Shalev, Dolore.

E per viaggiare, in borsa la Lonely planet.

Altre informazioni on line

Curiosità: il calendario

Ho portato a casa un foglio del calendario che si adotta a Gerusalemme, perché in questo luogo nulla è semplice. Per noi occidentali, che seguiamo il calendario gregoriano, è il 2016, così come per gli orientali che seguono il calendario giuliano (c’è però una discrepanza di 13 giorni), per i copti è il 1732, per gli etiopi il 2008, per gli armeni il 1466, per i musulmani il 1437 e per gli ebrei il 5776. I giorni di festa sono la domenica per i cristiani, il sabato per gli ebrei e il venerdì per i musulmani.

(*) "Donna, sposa e giornalista, con una laurea in Architettura nel cassetto. Vivo a Lecco. Mi piace camminare per i sentieri e vorrei viaggiare più di quanto riesca a fare".

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