Dormire a Marrakech: il Riad Dar One e il resort La vie en rose

Come ho scoperto il Riad Dar One e il resort La vie en rose? Semplicemente, avendo escluso a priori gli hotel (perché volevo immergermi nell’atmosfera locale il più possibile), mi sono messa a cercare un riad nella Medina di Marrakech spulciando nelle classifiche delle migliori strutture di questo tipo. Ho scritto per avere un preventivo e da lì è nato tutto il resto, con la proposta da parte del titolare di alloggiare non solo al Riad Dar One ma anche nel resort La vie en rose sempre di sua proprietà.

Riad Dar One è in una posizione eccellente, arredato con gusto e con uno staff gentilissimo cui affidarsi per la prenotazione di taxi e transfer. Ma intanto ecco la storia di Jean...

© www.pennaevaligia.it

Jean mi ha dato preziosi consigli sui libri da leggere prima della partenza Marrakech: consigli di lettura. E proprio per questo mi ha incuriosita: un francese che gestisce due strutture in Marocco. Perché? Così gli ho fatto qualche domanda e ho scoperto una bella storia che adesso racconto. Lascio alle immagini il compito di mostrare il Riad Dar One e il resort La vie en rose.

Dalla Francia a Marrakech: un colpo di fulmine per un avvocato e manager
che apre nel 2006 il Riad Dar One

Jean non si occupa di accoglienza e di turismo da sempre. Prima ha svolto l’attività di avvocato in Francia per quindici anni e poi è stato ai vertici di un’azienda. Finchè si è recato in vacanza a Marrakech: era il 2005 ed è stato completamente sedotto dalla città, così ha deciso di venirci a vivere nel 2006. Avendo soggiornato in uno dei primi riad sistemati per l’accoglienza dei turisti ha deciso di ristrutturarne uno e di avviare questa attività. E’ a Marrakech ormai da tredici anni.

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Alla base della scelta la lunga storia in comune del Marocco con la Francia, il fatto che numerosi marocchini parlano perfettamente francese e che tutte le incombenze dal punto di vista amministrativo sono in lingua francese. “Ma soprattutto la bellezza e l’atmosfera di Marrakech, la sua luce, i suoi 320 giorni di cielo blu e la gentilezza dei marocchini… mi hanno convinto che era lì che volevo e che dovevo vivere”, mi ha raccontato Jean.

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Dopo aver visitato oltre venti riad, Jean ha trovato quel che cercava: “Mezzo in rovina, questo riad aveva un’atmosfera speciale. La sua storia di antica dimora di una famiglia nobile nel cuore dell’antico quartiere ebraico della medina (la Mellah) gli conferivano in più un’anima speciale”. Durante il periodo dei lavori di restauro Jean ha soggiornato in diversi riad, uno diverso dall’altro, ha capito cosa gli piaceva (e cosa invece non lo convinceva) e ha attinto un po’ ovunque gli spunti per sistemare il suo: “Ho capito che volevo privilegiare il confort e dare agli ospiti la sensazione di sentirsi a casa. Ho creato una casa che fosse come la mia casa, quella in cui avrei desiderato soggiornare”. Così ha disegnato e fatto realizzare da artigiani locali i mobili e le decorazioni.

Quanto al nome Riad Dar One“I riad avevano nomi impronunciabili e impossibili da ricordare, quindi, avendo ai tempi clientela principalmente aglosassone, il nome ONE si è imposto naturalmente (facile da memorizzare e quale miglior obiettivo che essere il numero 1 dei riad?). RIAD significa giardino mentre DAR vuol dire casa”.

La vie en rose: a Marrakech il posto giusto per chi ama i cavalli e...
vuole imparare a cucinare

Altra storia è quella de La vie en rose e ha a che fare con il passato di Jean che monta a cavallo dall’età di dodici anni e che aveva un cavallo in una scuderia di Marrakech, come la sua socia Françoise. Hanno quindi pensato di creare un servizio di ospitalità che ruotasse attorno al mondo dell’equitazione: ecco come nasce questa struttura a 14 chilometri dalla città, sulla Route de l’Ourika.

La vie en rose è una bella casa con otto camere, in un parco di cinque ettari, nelle cui scuderie ci sono 28 cavalli e 6 pony, dotata di piscina, campo da tennis e due campi per l’equitazione. C’è pure una capanna su palafitte per chi desidera un’esperienza diversa.

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Quanto al nome La vie en rose… “Perché La vie en rose è più di una canzone. E’ un’atmosfera speciale ma conosciuta nel mondo intero e che fa pensare subito alla Francia, anche se siamo in Marocco”. Ma, confessa Jean, “per essere del tutto onesto, ero alla ricerca del nome quando una sera ho sentito alla radio questa canzone, ho chiamato Françoise e le ho proposto di chiamare così il resort”.

A La vie en rose c’è la scuola di equitazione, gestita da Aziz, compagno di Françoise, segno particolare della struttura, conosciuta e apprezzata dai turisti, dagli abitanti di Marrakech, di Casablanca e di Rabat che amano la natura, gli animali e il mondo dei cavalli.

Ma c’è pure la scuola di cucina perché, spiega Jean, “la cucina marocchina è una delle più conosciute e delle migliori al mondo (con quella francese e con quella italiana). E poi perché i nostri clienti vogliono imparare a preparare le tajine (piatto locale cotto in un contenitore realizzato in terra da cui deriva il nome), utilizzare le spezie e altro ancora…”. Un’esperienza possibile grazie a Amina, cuoca del Riad Dar One, che parla francese e inglese: è nata così la scuola di cucina de La vie en rose. Ma è anche possibile seguire corsi di mezza giornata al Riad Dar One.

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